Laboratorio di comunicazione strategica

Pausa creativa

Ci fermiamo un po’.
Più che altro rallentiamo e portiamo in vacanza il nostro bisogno di riequilibrio.
Un po’ per gioco e un po’ perché siamo nerd, ci siamo messi a pensare in quali modi una pausa può rigenerare efficacemente la creatività e farci tornare più carichi.
Ce ne sono molti, ma abbiamo scelto di condividere quelli che utilizzeremo noi.
Se avete suggerimenti, sono bene accetti.

“Il tempo dedicato a se stessi è guadagnato alla qualità della vita”.

Lettura 

Leggere ha molteplici benefici sulla creatività.

Qualunque siano i gusti personali, romanzi, saggi o fumetti, l’interazione con il libro permette di focalizzare la mente su un determinato contenuto creando, in differita, un connessione con l’autore e con i potenziali altri lettori del libro.  

Esercitando l’ormai desueta pratica della sospensione del giudizio, si crea una connessione con l’autore che è mediata nel tempo e nello spazio, lasciando ampio margine alla riflessione individuale.

Non possiamo commentare, contraddire, fare like o arrabbiarci, velocemente ed acriticamente. Al contrario il vissuto emozionale resta privato ed intenso e si presta più facilmente ad una introspezione che apre le porte al pensiero laterale. 

Fisicamente, il flusso di sangue al cervello aumenta durante la lettura, il che comporta un indiscutibile beneficio fisico. Il lettore vive un’esperienza che attiva funzioni cognitive complesse, diventando più abile a coordinarle e migliorando le capacità di focalizzarsi e di concentrarsi.

Regalarsi un libro, in sostanza, è un toccasana per la creatività.

Per approfondire: Natalie Philips, Stanford University: https://news.stanford.edu/news/2012/september/austen-reading-fmri-090712.html

 

Condividere

Lo scambio e la diffusione delle idee è all’origine dello sviluppo della creatività. innanzitutto, condividere i vissuti altrui ci offre occasione di apprendimento vicario, quello che si realizza osservando o ascoltando le esperienze vissute da altri significativi e che senza dubbio sono uno stimolo per la maturazione del pensiero divergente. 

Gli studi sulle connessioni neurali, inoltre, suggeriscono come la creatività sia il prodotto di una complessa interazione tra processi cognitivi “ordinari” ed emozione, per cui l’interazione con persone che ci mettono in uno stato emotivo positivo e attiva stimolante sono una preziosa risorsa per la nostra creatività.

Inoltre una meta-analisi ha combinato i risultati di 102 articoli scientifici aventi ad oggetto la relazione fra creatività ed emozioni, arrivando a determinare la correlazione con estrema attendibilità. Dalle complesse interazioni emerge un ruolo attivante da parte delle emozioni sui processi creativi, che presuppone, in generale, un maggior peso degli stati emotivi positivi su quelli negativi. In particolare un ruolo determinante lo ha il livello di arousal (attivazione) degli stati emotivi positivi come euforia e felicità; questi possono favorire la flessibilità cognitiva e la velocità di processamento che incidono sul pensiero creativo.

Cene, aperitivi e feste, seppur con la dovuta distanza di sicurezza, sono i benvenuti per questa estate!

 

Per approfondire: Baas, M., De Dreu, C. K. W., Nijstad B. A., (2008). A Meta-Analysis of 25 Years of Mood–Creativity Research: Hedonic Tone, Activation, or Regulatory Focus?. Psychological Bulletin, Vol. 134, No. 6, 779 – 806

Riposo fisico

Eureka!

Vi è mai capitato di avere un problema apparentemente irrisolvibile e svegliarvi all’improvviso con la soluzione? 

I nostri nonni lo dicevano che la notte porta consiglio ed avevano ragione!  L’emisfero cerebrale è diviso in destra e sinistra, i due emisferi hanno funzioni

alternative e complementari e nell’atto creativo le due parti si uniscono generando il processo che Koestler ha chiamato della bisociazione: l’operazione che riunisce due schemi di riferimento, contesti associativi o strutture di ragionamento che sarebbero normalmente considerate incompatibili.  

Durante il riposo gli emisferi continuano a lavorare a nostra insaputa e parlano molto meglio tra loro. In particolare distinguiamo un sonno non-REM, che ha il compito di organizzare le informazioni in categorie utili ed un sonno REM che ci aiuta ad andare oltre queste categorie, per creare connessioni originali: è il momento del sogno, in cui siamo coinvolti in intense attività neuronali ed in cui i due emisferi lavorano insieme ed in modo complementare, per facilitare il pensiero creativo.

Sotto le stelle, sotto l’ombrellone a casa o in hotel, ovunque sia la vostra pausa non perdete occasione di riposare come si deve!

 

Per approfondire: Lewis P. A., Knoblich G., Poe G., How Memory Replay in Sleep Boosts Creative Problem-Solving, VOLUME 22, ISSUE 6, P491-503, JUNE 01, 2018 DOI:https://doi.org/10.1016/j.tics.2018.03.009; 
Denise J. Cai, Sarnoff A. Mednick, Elizabeth M. Harrison, Jennifer C. Kanady, and Sara C. Mednick, REM, not incubation, improves creativity by priming associative networks PNAS June 23, 2009 106 (25) 10130-10134; https://doi.org/10.1073/pnas.0900271106

Stare all’aria aperta 

La pausa perfetta è in mezzo alla natura.

Il nostro cervello risulta avere un incremento del 50% sulla propria creatività se si è a contatto con la natura e, possibilmente, lontano dalla tecnologia.

L’esposizione ad un ambiente naturale ha un importante impatto sulla corteccia cerebrale pre-frontale, la cui attività è associata proprio alla creatività. In più all’aria aperta siamo più propensi a compiere esercizio fisico il che aumenta i livelli di serotonina, norepinefrina e dopamina:  questi tre neurotrasmettitori sono fondamentali per  mantenere l’equilibrio psichico, essendo coinvolti nel controllo del tono dell’umore, dell’affettività, dell’ansia, della memoria, dell’attenzione, dell’apprendimento, del dolore. Non dimentichiamo che il nostro cervello è un organo plastico e – come i muscoli – cresce con l’allenamento e la pratica, mentre viene inibito, o addirittura deperisce, con l’inattività. 

L’ambiente che ci circonda si riflette sul funzionamento dei nostri  neuroni, influenzando il modello delle connessioni, per cui l’attività fisica, stimola la produzione del cosiddetto fattore neurotrofico cerebrale (BDNF) che svolge un ruolo essenziale attraverso la moltiplicazione e la sopravvivenza dei neuroni e favorendo le connessioni tra neuroni (sinapsi).

Che ne dite di una bella camminata veloce nel verde? La circolazione sanguigna aumenta, il cervello riceve più ossigeno, vengono prodotti i neurotrasmettitori che aumentano la capacità di concentrazione e di attenzione ed il tutto contribuisce sensibilmente a stimolare la creatività. 

Per approfondire: David Strayer, dell’Università dello Utah, Ruth Ann Atchley e Paul Atchlet, dell’Università del Kansas

Cambiare routine

Siamo essenzialmente dei “pigri cognitivi”, per funzionare bene abbiamo bisogno di routine ed euristiche, che ci aiutino a capitalizzare la preziosa risorsa del nostro pensiero convergente. Questo nostro modo di funzionare ci fa essere moderatamente efficaci, ma accade, soprattutto quando siamo stanchi di incappare in uno stallo cognitivo, noto come “fissità funzionale”.

Il concetto di pensiero laterale studiato in contrapposizione a quello verticale ha come primario obiettivo quello di aggirare questa fissità funzionale, intesa come il rischioso processo di rimanere intrappolati in schemi rigidi di ragionamento legati alle abitudini, alle routine ed alle esperienze precedenti. 

La fissità funzionale è un problema di tutti i giorni, essere incastrati nelle abitudini e negli schemi e spesso nemmeno troppo consapevole.

Cambiando la propria routine Il cervello abbandona i percorsi neurali consolidati ed è spinto a creare nuove connessioni: basta poco, vestiti in un modo inconsueto, fai una strada diversa dal solito per fare la spesa, prendi il caffè macchiato invece che espresso. Da piccoli cambiamenti alleni la tua mente a trovare nuove strade e questo può essere un toccasana per allenare il tuo pensiero creativo. 

Per approfondire: Guilford, J. P. (1950). Creativity. American Psychologist, 5, 444 – 454.

Disconnessione

Per queste vacanze metti il cellulare in un cassetto!

Impossibile vero? La maggior parte di noi è essenzialmente dipendente dalle tecnologie digitali e con varie scuse ha difficoltà a staccare veramente la spina. Questo inevitabilmente incide sulla creatività, giacché il sovraccarico cognitivo del multitasking è nemico del processo creativo.

La dipendenza dal mondo online ha in comune con le altre dipendenze da sostanze stupefacenti il tratto ossessivo-compulsivo, con la differenza che tale compulsione si basa sul “piacere” anziché sulla “fobia”. Proprio perché si basa sulla soddisfazione piuttosto che sul disagio e la sofferenza, risulta decisamente più difficile diagnosticarla e conseguentemente eliminarla.

Ad oggi l’estesa disponibilità di device che permettono la costante connettività e la diffusione epidemica di pratiche di social networking divengono espressione di nuove forme d’interazione che richiedono a loro volta nuove strategie di coping e nuovi paradigmi scientifici o l’adattamento di quelli già esistenti in funzione di queste nuove prassi. Il problema dell’epoca digitale, chiaramente, non è connesso alla tecnologia in sé, quanto piuttosto alle concrete pratiche d’uso (o abuso) in cui si declina il ruolo dello strumento quale mediatore di processi psicosociali virtuali.

Approfittando delle vacanze per utilizzare un approccio “ecologico” ai nostri device, potremmo cominciare il processo che Newport ha definito di Minimalismo digitale, un utilizzo meramente funzionale che veda progressivamente liberarci dal dominio delle notifiche e lasci spazio alla concentrazione su una attività per volta, che è fondamentale per chi lavora a progetti che richiedono un alto livello di creatività.

Per approfondire: Newport C, Digital minimalism, 2020

 

Dal 10 al 24 agosto, saremo impegnati a sperimentare l’attendibilità di questi suggerimenti.

Buona pausa creativa a tutti.

Un commento su “Pausa creativa

Lascia un commento