Non una semplice mascotte

Un brand famoso, qualche tempo fa, recitava: “O le ami o le odi.” e dal punto di vista psicologico, non era poi così lontano dalla realtà. Con le marche costruiamo relazioni che tendiamo a interpretare attraverso categorie normalmente utilizzate nei rapporti interpersonali. Non perché dimentichiamo che un’azienda non è una persona, ma perché entrano comunque in gioco aspettative, fedeltà, affezione, delusione e attribuzioni di intenzionalità.
Ogni acquisto diventa anche un piccolo atto di identità. Acquistiamo significati, appartenenze, talvolta status e per questo abbiamo bisogno di riconoscere e, possibilmente, fidarci del soggetto con cui entriamo in relazione.
È qui che entra in gioco l’antropomorfizzazione, il processo attraverso cui attribuiamo caratteristiche umane, come intenzioni, emozioni, personalità, a qualcosa che umano non è.
Qui entrano in gioco le mascotte.
Per molto tempo sono state considerate soprattutto strumenti di riconoscibilità, funzione che resta senz’altro valida, ma che oggi può diventare più complessa. Dare a un brand impersonale un volto significa renderlo più familiare, leggibile e prevedibile.
Per Merkante siamo partiti da un’illustrazione per dare volto e voce al protagonista e, grazie a un team interno che ha creduto nel processo, l’abbiamo trasformato in un personaggio baffuto capace di accompagnare la comunicazione e rendere il brand più vicino e riconoscibile.
Poi siamo andati oltre, portando il Merkante fuori dalla dimensione bidimensionale e trasformandolo in una presenza 3D, capace di incontrare davvero le persone durante gli eventi più importanti.
Il design, in questo caso, non si limita a dare una forma, ma costruisce un modo di entrare in relazione.

Ilaria Grimaldi

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